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06/10/2021 - Santhiatese e Cavaglià - Politica

TRIPPA PER I GATTI / 783 - Il Centrodestra consegna per la terza volta in 10 anni Santhià al Centrosinistra - Si vede che gli piace - Ma il problema sta nei partiti neofeudali, che vogliono i voti e non le idee degli elettori -

TRIPPA PER I GATTI / 783 - Il Centrodestra consegna per la terza volta in 10 anni Santhià al Centrosinistra - Si vede che gli piace - Ma il problema sta nei partiti neofeudali, che vogliono i voti e non le idee degli elettori -

Se la vittoria ha cento padri e la sconfitta è orfana, questa batosta che il Centrodestra si prende a Santhià non ha, forse, nessuna madre.

Ma ha di sicuro due padri: Paolo Tiramani ed Alberto Cortopassi.

Ma andiamo con ordine.

***

1. MONARCHI, FEUDI, FEUDATARI, VASSALLI, VALVASSINI, VALVASSORI

Bisogna, però, soprattutto per evitare il rischio di banalizzare, oppure di andare a rimorchio delle suggestioni del momento, partire un po’ da lontano.

Sicchè il Lettore è pregato di concedere il consueto supplemento di pazienza ed attenzione, oppure, in una alternativa forse più utile, pensare alle molte altre cose da fare durante la giornata.

Perché il “caso” Santhià è sintomatico della fase politica apertasi nel Paese, dal 1994 in poi, con l’avvento sulla scena di Forza Italia ed è appena ovvio che non si possa del tutto analizzare con qualche costrutto, se non riconducendolo a quei riferimenti e ad un contesto più ampio.

Non soltanto perché “il Mondo è tutto attaccato insieme”, come diceva qualche nostro vecchio e sapiente amico, ma perché non succede nulla di nuovo, in fondo, sotto il sole.

E qui non è soltanto un vecchio amico che parla, ma il Qoelet.

E chi per lui.

Inoltre, per chi ami approfondire ben oltre il poco che può sapere chi scrive, ecco tre letture utili.

La prima,

la seconda,

la terza.

***

2. PREMESSA CHE SI PUO’ TRANQUILLAMENTE SALTARE A PIE’ PARI, SE SI VUOLE ESAMINARE LA VICENDA DI SANTHIA’, ISOLATA DAL CONTESTO POLITICO: E’ AL CAPITOLETTO   NUMERO 6 -

Dunque, riassumendo, che succede?

Succede che, dal 1994, si afferma nel Paese non soltanto una nuova forza politica, ma acquistano diritto di cittadinanza l’idea e la prassi di una inedita forma partito, che prescinde dai vincoli e dai processi della democrazia interna: il partito (pure se partito “di massa”) si “libera”, butta a mare, i percorsi democratici di selezione del personale politico.

In cosa consistessero quei percorsi non è difficile ricordarlo.

***

I partiti erano strutturati come “associazioni” di persone, anche nel senso “civilistico” del termine.

Infatti: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” – Art. 49 della Costituzione.

***

L’attenzione si appunta, soprattutto e non da oggi, sul significato (meglio: sui significati) che si attribuisce alla locuzione “con metodo democratico”.

***

C’erano, prima di tutto, i “soci”, gli iscritti al partito.

Riuniti in Sezioni o Circoli territoriali o ambientali (qualcuno si ricorderà i “Gip” – gruppi di impegno politico – nell’ambito, ad esempio, dell’Ospedale o di grandi fabbriche).

L’assemblea degli iscritti di Sezione eleggeva il Direttivo ed il Segretario politico.

Ciò avveniva puntualmente, ad ogni scadenza: di tre, massimo quattro anni.

Quegli Organismi avrebbero poi dialogato con le altre forze politiche dei rispettivi territori, per stabilire, ad esempio, alleanze e candidati ai Consigli Comunali.

Le Sezioni territoriali, insieme, davano poi vita ai Congressi provinciali.

Dai quali usciva selezionato e, soprattutto, legittimato, il personale politico provinciale (il soggetto decisore più importante, così individuato dagli statuti nazionali), che poi avrebbe determinato le candidature ai livelli omologhi e proposto quelle regionali ed al Parlamento nazionale.

L’onere del “Provinciale” non era, peraltro, solo quello di designare i candidati alle varie tornate elettorali: era soprattutto quello di dettare e, poi, tenere monitorata la linea politica, verificandola periodicamente con gli eletti nelle Istituzioni e la “base”.

Così via, fino alla elezione dei vertici nazionali dei partiti.

Quel processo democratico assicurava una positiva e virtuosa selezione meritocratica del personale politico?

Non necessariamente, non “ontologicamente” e, comunque, non sempre.

Ma il punto non è questo.

***

Con l’avvento di Forza Italia si afferma, al contrario, un’organizzazione di partito neo feudale, che ben presto fa scuola non tanto o soltanto negli statuti degli altri soggetti politici (statuti che qualche foglia di fico la conservano, a proposito di democrazia interna “dal basso”), ma, soprattutto, nel costume politico.

Ed è proprio sul piano del costume, che spesso trova spazio il malcostume politico.

Molti i fattori convergenti a determinare il nuovo orientamento, non ultimo la progressiva verticizzazione dei sistemi elettorali, sempre più orientati a promuovere l’elezione (apparentemente) diretta dei Legali Rappresentanti delle Istituzioni.

Esiziale, poi, la sostanziale privazione del potere di selezione (che prima era in mano ai cittadini – elettori ed ora è saldamente nella disponibilità dei vertici nazionali di partito) e designazione dei candidati al Parlamento.

Soprattutto, vanno ai candidati preferiti dai capi (non dagli elettori) i Collegi più sicuri e promettenti.

Il Parlamentare diventa tale perché conquista non già la “preferenza” del cittadino elettore, ma quella dei capi partito.

In tal modo, i vertici nazionali dei partiti sono gli unici a promuovere al Parlamento un’aspirante, piuttosto di un altro.

Il sistema si è involuto: non più la promozione dal basso, ma la cooptazione dall’alto dei rappresentanti del popolo.

***

Non ha mai perso significato l’avvertimento di Aldo Moro, che ammoniva lucidamente sui rischi di una eccessiva semplificazione dei processi di democrazia interna dei partiti: le regole con le quali selezioniamo i nostri Dirigenti, fatalmente si trasferiranno nei sistemi elettorali che saranno la “griglia” deputata a filtrare i percorsi della democrazia nel Paese.

Prediche – avrebbe detto Luigi Einaudi, nel 1955 – inutili.

***

Perché appuntare l’attenzione proprio o prevalentemente su Forza Italia?

Perché è la prima forza politica che ha potuto esprimere Parlamentari e rappresentanti del popolo ai vari livelli nella guida delle Istituzioni, a non avere mai celebrato, dal 1994 ad oggi, un Congresso Nazionale per eleggere i propri dirigenti.

Anche ai livelli locali le esperienze congressuali sono state a macchia di leopardo albino, rare, diafane, inconcludenti.

In provincia di Vercelli, l’ultima di cui vi sia memoria (che, forse, par di ricordare, fu anche la prima) risale al 2012, quando furono eletti Coordinatore e Vice Coordinatore provinciali,

Davide Gilardino e Lillo Bongiovanni.

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Sia pure circoscritta ad un solo breve, sommario, la presente diagnosi non può trascurare di rilevare come, in controtendenza, si sia sempre mosso il Pd (come via via si è, da sé, nominato il milieu politico che, nelle intenzioni, ha inteso rappresentare il mondo progressista di varia estrazione).

Anche se, ormai, è da un po’ di anni che non se ne parla più o, meglio, se ne parla solo, il percorso di selezione del personale politico, di condivisione ed elaborazione “ascensionale” delle scelte, della stessa linea politica, non è mai venuto meno: e, presto o tardi, un Congresso si farà, preceduto da quelli locali.

E, forse, è proprio questo uno dei fattori decisivi capaci di determinare una sostanziale “tenuta” della proposta politica del partito, anche dal punto di vista del consenso elettorale.

Perché la discussione interna serve.

Serve il confronto.

Diretto e non (esclusivamente) mediato dai social networks.

Certo, le assemblee di Circolo, ritrovarsi la sera dopo cena, magari a Roasio Santa Maria, le elezioni dei Delegati, il seggio aperto per ore, per dare tempo a tutti gli iscritti di votare e la difficoltà di trovare i Volontari per l’ufficio elettorale, organizzare le liste di candidati, trovare le firme di presentazione, parlare, parlare e ancora parlare con le persone, costa fatica.

Le scorciatoie alternative a questa fatica, a questa pedagogia dell’ascolto, come si è visto e si vede, sono prima illusorie che rischiose.

***

Anche la Lega ha nel proprio Statuto la previsione di affidare il dialogo – nell’ambito della piramide tra base e vertice – a percorsi di democrazia interna tutto sommato tradizionali.

E’, però, un fatto che i Congressi (peraltro, spesso evocati, a dimostrazione che l’idea non è morta), è ormai da molto tempo che non si celebrano più, a nessun livello.

Da Matteo Salvini in giù, per fare un esempio noto e locale, l’ultimo dirigente politico legittimato dal voto dei soci sembra essere rimasto il Segretario cittadino di Vercelli, Gian Carlo Locarni (luglio 2018).

A tutti gli altri livelli, da quelli regionali ai provinciali, non ci sono più, per il momento, Segretari e, soprattutto, Direttivi, (Organismi collegiali) politici eletti, ma “Commissari” (cioè organi plenipotenziari e monocratici) nominati da Roma in attesa dei Congressi che verranno e che, almeno per ora, Matteo Salvini pare desiderare con la stessa astuta coerenza con cui Penelope tesseva la propria tela.

***

Abbiamo detto, poche righe prima, di “foglie di fico” scritte a chiare lettere, ma spesso disapplicate, lasciate lì a fare figura, nei patti sociali, negli statuti, di vari partiti.

La previsione di processi di democrazia interna, sulla carta, c’è un po’ ovunque

Un conto è, però, la teoria, un altro la pratica.

Sovverte tanto il sistema di regole precedenti, quanto quello delle moderne (ma non certo nuove consuetudini), anche l’avvento del Movimento5Stelle che, dichiaratamente, non intende rinunciare a qualche modalità di coinvolgimento della base nelle scelte di vertice.

Trasferisce, tuttavia, la dialettica nel mondo “difficile” della comunicazione telematica, mediante una piattaforma che, con ambizione in breve rivelatasi, se non eccessiva, certo “eccedente” le reali possibilità dei suoi stessi ideatori, è stata chiamata “Rousseau”.

Non soltanto non fu un rinnovato “Contratto Sociale”, ma l’esperimento si infranse sugli scogli di certi contratti tra privati, che hanno originato contenziosi per nulla politici.

Nello stesso periodo non sono, peraltro, mancati anche tentativi di costituire Circoli locali,

senza grande fortuna.

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E’, dunque, a partire dal 1994 che si afferma, nel Paese, non soltanto quello che (in modo in parte appropriato, ma certo non esaustivo) viene spesso definito come “partito – azienda”, con evidente allusione al fatto che, nella prima campagna elettorale della sua storia, siano stati candidati al Parlamento molti dirigenti di Mediaset.

Quello che conta di più, è mettere in luce come quella esperienza politica abbia modellato, nel rapporto tra Centro e periferie, tra eletti ed elettori, quello che si potrebbe, con un po’ di fantasia, definire come un “moderno” (non certo “nuovo”, dunque e ben oltre le categorie “aziendaliste”) feudalesimo.

Il neo feudalesimo di cui si è detto in esergo.

Il monarca centrale sceglie la propria Corte.

Può essere un monarca illuminato e, allora, a Corte saranno chiamati grandi artisti e pensatori, oppure i cortigiani saranno quelli che sgomiteranno per compiacere in vari modi il sovrano.

Sovrano che, per governare le periferie, nomina i feudatari, i vassalli, valvassini e valvassori.

A ciascuno è assegnato un territorio che genera “entrate”, (forse) non mediante le decime, ma certo in qualità di consensi elettorali, di voti e, così di poteri trasferiti dal luogo della “produzione” dei beni (cioè i Collegi elettorali, gli Enti Locali) al livello centrale.

Il feudatario in quel territorio esercita un potere discrezionale ed assoluto, rendendo conto soltanto a chi l’ha nominato.

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Se questo rischio di trasformazione, involuzione, dei processi e percorsi di democrazia interna dal modello partecipativo a quello neo feudale l’hanno corso e lo stanno correndo un po’ tutte le forze politiche (come abbiamo visto, va, per il momento, lasciato al proprio difficile, ma comunque interessante sforzo di ri-generazione e ri-progettazione di se stesso il M5S)  l’ha sempre, invece, messo a sistema proprio Forza Italia.

Non di rado le scelte politiche strategiche sono state dettate dal predellino di una limousine, oppure concepite nelle atmosfere proprie di una Corte rinascimentale.

La designazione dei capi locali del partito, rimessa non già ai congressi locali, ma alla nomina di “Coordinatori”, sempre validata soltanto dal centro.

Mai costruita e generata dalla base.

Si cercano i voti, ma non le idee del popolo.

Uno dei casi più eclatanti è la designazione del “Coordinatore” regionale del Piemonte di Forza Italia, Paolo Zangrillo.

Fratello del Medico personale di Silvio Berlusconi è, dapprima, promosso Parlamentare.

Ma – soprattutto – capo piemontese di una forza politica che esprime Sindaci ed Assessori, Consiglieri Comunali e Provinciali, Consiglieri ed Assessori regionali e lo stesso Presidente della Giunta Regionale. Poi, altri Deputati e Senatori.

***

Paolo Zangrillo lo conosce qualcuno tra coloro che, in questi ultimi 27 anni, ha votato Forza Italia?

Per quel che se ne sa, potrebbe avere le stesse capacità politiche di chi chiunque altro.

Ad Alessandria pare lo abbiano conosciuto bene, tanto che, a Palazzo Rosso, questa Estate se

ne sono andati ben 6 dei sette Consiglieri Comunali di

Forza Italia.

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3. FEUDI E FEUDATARI

Se le cose politiche hanno seguito più o meno questo corso, non hanno sostanzialmente derogato da una siffatta impostazione, per conformarsi, invece, a questo schema, anche in provincia di Vercelli, non è, dunque, né una peculiarità, né un problema, né un demerito del ceto politico locale.

E’ un fatto.

E’ un fatto che – a prescindere da come ci siano arrivati, per nomina di chi, in quali frangenti – rispettivamente Paolo Tiramani ed Alberto Cortopassi si siano ritrovati “feudatari” nominati dalle rispettive Case regnanti, dei territori politici vercellesi e valsesiani.

Per quanto riguarda la Lega, un punto fermo è da ricordare nell’anno 2016 quando, dopo la prematura scomparsa di Gianluca Buonanno,

e, dopo un breve commissariamento,

fu eletto Segretario Provinciale proprio Tiramani..

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Dunque, anche per quanto riguarda la Lega, l’ultima traccia di percorsi di democrazia interna data cinque anni e, come abbiamo visto, oggi, però, quel Segretario e quel coordinamento (Organo collegiale) provinciali non ci sono più, perché il partito, a tutti i livelli territoriali in Italia, ha scelto la strada dei Commissari unici, in vista dei rinnovi congressuali.

Commissario per la provincia di Vercelli è stato nominato lo stesso Tiramani.

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4 . IL TREND ELETTORALE DEI PARTITI DI CENTRODESTRA

Poco significato avrebbe, dal punto di vista di chi voglia capire come possano avere imbastito le proprie strategie, partiti e leader regionali e locali, ignorare i dati elettorali da periodo a periodo.

Alle elezioni politiche del 2013 (Camera dei Deputati), il Pdl (Popolo delle Libertà, mutazione di Forza Italia) prende il 21,56 per cento dei voti (nel nostro Collegio elettorale, “Piemonte 2”,  il 22,12%).

La Lega il 4,09 (6,44 nel Piemonte2) e Fratelli d’Italia l’1,96 per cento (3,21 in Piemonte2).

In quella stessa tornata il Pd raccoglie il 25,43 (23,43 nel nostro Collegio, il Piemonte2) per cento dei voti.

Ci sono, naturalmente da tenere in conto anche tutte le altre forze politiche che hanno ottenuto voti, ma, ora interessano questi dati.

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Cinque anni dopo, elezioni politiche del 2018, si ribaltano i rapporti di forza nel Centrodestra.

Sempre nel Collegio Piemonte2, la Lega passa al 26 per cento e oltre, mentre Forza Italia scende a 14,7% e Fratelli d’Italia incomincia l’ascesa conquistando il 4,61%.

Forte è l’emorragia di voti del Pd, che scende al 18,32%

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Ma i numeri che devono aver fatto “girare la testa” a più d’uno sono quelli delle consultazioni elettorali regionali dell’anno successivo.

Nel 2019, in Piemonte, Alberto Cirio diventa Presidente della Giunta Regionale ed i partiti che lo sostengono ottengono questi strabilianti risultati: Lega Salvini Piemonte, 37,11 per cento.

Forza Italia, 8,39%.

Di poco, ma cresce di nuovo Fratelli d’Italia, con il 5,49 per cento.

Sul fronte opposto, il Pd, che sosteneva Sergio Chiamparino, raccoglie il 22,44 per cento dei consensi, cui vanno aggiunti quelli della lista personale del candidato, “Chiamparino per il Piemonte del sì”, con il 3,33%.

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Tra il 2016 ed il 2019, dunque, Paolo Tiramani ed Alberto Cortopassi si ritrovano ad essere entrambi plenipotenziari, in provincia di Vercelli, di forze politiche che, pur con compensazioni interne, sommate passano dal 28 al 46 per cento e rotti dei consensi.

Sulla scena è ancora in posizione periferica Fratelli d’Italia.

I sogni di gloria non sono vietati.

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5. FRAINTENDIMENTI POSSIBILI

Come abbiamo visto e, probabilmente con lo stesso acume politico che ne avrebbe successivamente ispirato le scelte ad Alessandria, Paolo Zangrillo, feudatario del Piemonte, consegna la provincia di Vercelli ad Alberto Cortopassi.

Questo in Forza Italia.

Dal canto proprio, l’ascesa al Parlamento di Paolo Tiramani lo conferma plenipotenziario della Lega.

Concorrenti, del resto, non ne ha.

Qualche tensione con Daniele Baglione che, però, al momento pare del tutto rientrata.

Forse il prezzo della pace lo pagherà Lenta.

Perché pare proprio che la Giunta Regionale stia decidendo di consegnare il vicino territorio alla “Marca” di Gattinara.

Ma di questo si parlerà.

***

La bulimia di posti e di potere difeso con cura e metodo, nomina dopo nomina, forse è stata la causa di qualche fraintendimento.

Qualche esempio.

Il primo, l’elezione di Andrea Corsaro Sindaco di Vercelli.

Come abbiamo più volte avuto occasione di sottolineare e pur non sottovalutando l’effetto di trascinamento, sul voto locale, del trend elettorale nazionale e regionale (la crescita della Lega, tra 2018 e 2019, di cui si è detto poco sopra), il risultato della elezione di Corsaro per la terza volta sulla tolda di Palazzo Civico non è stato un successo politico del tandem Tiramani – Cortopassi.

E’ stato un loro successo avere ottenuto il via libera, da entrambi i livelli regionali, perché fosse candidato, eliminando ogni possibile alternativa.

Questo, sì.

Il concetto è già stato espresso in un articolo

redatto in tempi assolutamente non sospetti (23 marzo 2019).

***

Era consapevolezza comune che una conferma dell’Amministrazione uscente avrebbe, poi, presentato altre criticità: riassunte

anche in questo caso, nel corso di numerosi articoli

- nell’idea che Vercelli fosse diventata terra di conquista

per potentati economici torinesi: una situazione cui porre rimedio, voltando pagina. Ci permettiamo di rimandare a quei precedenti scritti per non appesantire ulteriormente questo testo.

***

L’intervento dei vertici provinciali nella campagna elettorale 2019, non si ricorda abbia portato particolari contributi.

Semmai, il rischio di qualche autogol in piena regola.

Ad esempio, lo slogan più equivoco e controproducente di sempre “riprendiamoci Vercelli”, sinistramente ripetuto, nelle scorse settimane, a Santhià.

Si dovettero fare i conti con gli eccessi su Facebook, del Segretario - Commissario della Lega, che riuscì ad inondare il web con immagini ritoccate (anche se, va detto ad onor del vero, non erano ritoccate, ma catturate in modo infelice in un momento di stanchezza della persona) del Sindaco uscente, Maura Forte, rischiando l’incidente decisivo per fare pendere l’ago della bilancia, ben al di là dei pesi elettorali dei partiti.

Anche in questo caso, dovette intervenire Alessandro Stecco per ottenere che il post fosse rimosso e la portata dell’incidente fu contenuta.

Analogo scivolone, nei giorni scorsi, per la campagna elettorale di Santhià, ma diremo tra breve.

Tenne bene, invece ed al contrario, il tessuto della militanza leghista vercellese, coltivato nel corso di anni di applicazione assidua, da Gian Carlo Locarni e dallo stesso Stecco, per citare due dei molti nomi possibili, di prima come di seconda fila.

Insomma, la Lega, nella città di Vercelli, c’era, era stata curata e preparata: proprio perché esprimeva idee e partecipazione della base.

***

Il secondo esempio lo abbiamo registrato a Tronzano Vercellese, l’anno scorso.

Il successo del tandem costituito da Michele Pairotto e Fausto Valdo, scelti dai cittadini di Tronzano per amministrare il Comune, ha poco o nulla a che fare con la Lega, con Forza Italia, con Fratelli d’Italia.

E’ il successo di due persone reputate eticamente credibili, professionalmente competenti, politicamente capaci.

I vertici provinciali dei partiti hanno – semmai – messo un cappello in testa a quella vicenda; copricapo che non aggiunge, né toglie nulla ad un risultato che è del tutto “autoctono” ed ascrivibile soprattutto alle due persone poi elette alla guida di quella Amministrazione.

Ma, sicuramente, quella vittoria può avere ulteriormente “gasato”

il Gruppo del Pasqua

ed attizzato le attese per la successiva sfida, proprio a Santhià.

***

Il terzo esempio lo abbiamo già sfiorato.

La vittoria di Daniele Baglione a Gattinara è, di nuovo, del tutto indipendente da qualsiasi condizionamento o aiuto dei vertici di partito.

I gattinaresi avrebbero votato Baglione anche se avesse detto di stare – per fare un esempio estremo - con Carlo Calenda, tanto hanno dimostrato di tenere in ben poco conto il sistema dei partiti.

Come abbiamo visto, tutto lascia, però, credere che sarà proprio Baglione a “presentare il conto” a Torino, per ottenere (il suo è a sua volta un feudo di cui presidia metro per metro il confine) la disfatta di Lenta.

Ma, come abbiamo detto, ne riparleremo.

***

6. IL CASO DI SANTHIA’

Dunque, cosa è successo a Santhià?

Niente che non trovi spiegazione nel “sistema” che abbiamo cercato di tratteggiare nei precedenti capitoli di questa modesta esposizione.

I feudatari del posto hanno semplicemente voluto procedere come il sistema permette e chiede loro.

Anche se qualche particolarità dovuta (diciamo così) ad una sorta di “genius loci”, pare avere fatto capolino.

Il Centrodestra a Santhià sembra essere vittima, da almeno 10 anni, del “contributo” politico dovuto alla sagacia di Massimo Simion, il Ragioniere Capo del Comune di Borgosesia, che la saggezza valsesiana ha voluto onerare dell’incarico di Vice Sindaco di Vercelli.

Insieme a Franco Pauna e Gian Mario Morello forse si ritengono come una sorta di staff di Paolo Tiramani.

***

Un caso, quello del Centrodestra santhiatese, così curioso, che la rubrica “Trippa per i gatti” nacque proprio nell’ottobre 2010, quando nella cittadina di Sant’Ignazio era tutto uno sferragliare di carri: si preparava la “guerra civile” per fare

perdere il Centrodestra.

Il candidato alternativo, proprio Massimo Simion.

***

Dunque, questa sarebbe stata la volta buona per tentare di invertire la rotta, fare davvero vincere il Centrodestra.

La strada non sarebbe forse stata difficile, se l’intento fosse stato quello di cercare una candidatura condivisa: i modi sono tanti e noti.

Qualcuno potrebbe essere: consultiamo le Categorie, il mondo del Volontariato sociale, i mondi vitali della società santhiatese, fino – se occorre – alla realtà ecclesiale, come a quelle sportive.

Come è noto, il Gruppo del Pasqua ha preferito un’altra strada.

Dapprima, con la scelta surreale di candidare Sindaco lo stesso Morello.

Poi, è stato l’interessato a mettere giudizio, facendo un passo indietro.

Il ripiego su Biagio Munì non ha, evidentemente, risolto il problema: nulla che riguardi la persona, peraltro.

Munì è da tutti considerato (glielo hanno riconosciuto anche gli avversari) una persona degna e perbene.

Ma il problema (così dicono tanti santhiatesi) è sempre sembrato lo stesso, il metodo: candidature calate dall’alto, non costruite dal basso con la partecipazione della società civile di Santhià.

***

I margini per una vittoria del Centrodestra ci sarebbero stati?

La risposta la stanno dando, in queste ore, tanti che leggono i risultati elettorali, a Santhià come a Vercelli, come a Torino.

***

Tenendo conto della tensione, in certi momenti palpabile, di questa campagna elettorale, bisogna riconoscere che tutto sia filato liscio e che siano persino comprensibili certi svarioni.

Il primo è stato quello di procurare l’invasione di Santhià da parte di personalità politiche di Centrodestra, da Roma a Torino e Vercelli.

Qualcuno ha provato a contarli, ma forse ne mancano ancora.

Da Gilberto Pichetto a Roberto Pella.

Da Andrea Delmastro ad Elena Chiorino, Maurizio Marrone, Carlo Riva Vercellotti.

Da Riccardo Molinari a Fabio Carosso, Alessandro Stecco, Eraldo Botta, lo stesso Tiramani.

Tutti giù a dire ai santhiatesi (che, peraltro, hanno per lo più disertato gli incontri) cosa avrebbero dovuto votare.

Per di più, in un momento in cui era abbastanza chiaro (così gli analisti delle intenzioni di voto) che si sarebbe andati verso una battuta d’arresto del Centrodestra, nei Comuni dove si è votato il 3 e 4 ottobre.

***

Ma la performance forse più curiosa dei trasfertisti è stata quella del Presidente della Regione, Alberto Cirio, che, in passato fu il primo ad incoraggiare l’avventura di Alessandro Caprioglio per una lista indipendente, di segno civico.

Cose che capitano in politica da sempre, peraltro.

***

Ancora a proposito dei brutti tiri che la tensione può giocare, (tutti li tempi tornano) alla vigilia del voto una gaffe social del Commissario della Lega.

Sulla pagina Facebook ufficiale della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli è apparso un suo post di chiaro segno elettorale.

Non sappiamo se abbia attirato like, di sicuro molti punti interrogativi.

***

In questo momento l’esperienza del Centrodestra in provincia di Vercelli sembra da ricostruire.

E’ prevedibile che non sarà facile metabolizzare l’incidente di Santhià: anzi, è possibile che i riverberi arrivino all’Aula consiliare di Vercelli, dove – dopo quello procurato dall’esodo di Tullia Babudro e Donatella Demichelis – potrebbero registrarsi ulteriori smottamenti.

Ad ogni giorno la sua pena.

Ma, per ricostruire, forse varrebbe la pena di ricominciare riprendendo il lavoro dove lo si è lasciato: a partire dai tesseramenti, dalle assemblee, dai Congressi.

Insomma, riprendendo il confronto interno a partiti che hanno la responsabilità di governare rappresentando migliaia di cittadini.

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